L’elmo del terrore. Il mito del Minotauro.
Mi è capitato tra le mani questo breve romanzo di Viktor Pelevin e – a parte il mio debole per la letteratura russa che ne ha senz’altro favorito l’approccio – devo ammettere che l’ho trovato geniale.
Il quest’opera viene offerta una riscrittura cyberpsichedelica del noto mito greco del Minotauro. Il moderno labirinto in cui si perdono i protagonisti della macchina narrativa è una web chat.
I partecipanti entrano in una realtà virtuale che annulla il libero arbitrio e si ritrovano nelle mani di un Moderatore che è contemporaneamente il feroce Minotauro del mito greco e una figura di Dio.
Arianna si smarrisce in sogno in una città antica. Un nano le spiega che il signore e a creatore della città, dotato di poteri illimitati, si chiama Asterisk ed esige un tributo di uomini, che dovranno partecipare a un gioco e morire sacrificati nella sua arena. Arianna vede comparire Asterisk, alto come una montagna, con un elmo di bronzo simile a una maschera da gladiatore e sormontato da due corna. Rinchiusa in una stanza dove c’è una tastiera e uno schermo a cristalli liquidi. Arianna scrive un messaggio che da il via a una chat, alla quale partecipano personaggi che si chiamano Monstradamus, Romeo-y-Cohiba, IsoldA: tutti chiusi, senza sapere come, in stanze uguali, perduti in un labirinto di schermate e di parole, in attesa di aggrapparsi a un link (a un filo) o che giunga un Teseo a liberarli o un Minotauro a divorarli.
Viktor Pelevin costruisce una travolgente macchina narrativa in forma di chat su Internet. È una fantasmagoria di simboli che riesce a collegare la Creta di Minosse alle saghe nordiche, Freud a Borges e all’esoterismo, la fiaba agli orrori dell’inconscio, la narrazione tradizionale alle più recenti forme di comunicazione on-line. Interessante la precisa analisi indiretta degli aspetti emotivo-psicologici legati alle nuove forme di comunicazione offerte da web chat, community, forum etc..
Il mio parere? Leggetelo! Farete un viaggio in un’opera decisamente coinvolgente, originale, non banale e sapientemente condita con ingredienti “vecchi e nuovi”. Buona lettura … e alla prossima








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